Una riforma per accorciare i tempi della giustizia o una riforma per garantire l'impunità?

Piccolo appunto sulla giustizia

di Dino Tinè, inviato tramite il modulo “Qualcosa di Sinistra DILLA TU!”

Il principale problema della giustizia italiana è l’interminabile e vergognosa durata dei processi. Se si volesse seriamente tentare di porvi rimedio si dovrebbe innanzitutto intervenire sul piano delle procedure, cioè quelle norme che tracciano il percorso che il processo deve seguire, e su quello delle risorse di cui, in termini di uomini e mezzi, la macchina della giustizia necessità. Intervenire sull’aspetto procedurale significherebbe ad esempio eliminare, fra i tanti gradi di giudizio in cui si articola il processo, l’Appello oppure impedire che l’imputato possa ricorrervi anche quando è reo confesso.

Tutto questo consentirebbe di creare un filtro che ostacolerebbe l’utilizzo di ricorsi su ricorsi da parte della difesa anche quando i fatti sono riconosciuti e accertati con esattezza già in primo grado senza però intaccare le garanzie del cittadino di fronte alla legge. Oppure operare una soluzione che stia a monte del problema “espellendo dal sistema penale le miriadi di piccoli reati che estendono a dismisura una tutela che dovrebbe essere riservata, secondo quanto ci hanno insegnato, ai fatti di più apprezzabile rilevanza” secondo le parole che già Paolo Borsellino pronunciava anni fa.

Senza parlare dei numerosi interventi per l’informatizzazione del processo penale che abbatterebbero notevolmente tempi, costi e potere discrezionale del magistrato nell’iter burocratico del processo rendendolo di gran lunga meno farraginoso. Intervenire sul piano delle risorse significherebbe quanto meno operare una scelta meno drastica sui tagli alla spesa del sistema giustizia già afflitto da un ingente carenza di organico, una più razionale organizzazione degli uffici giudiziari e degli incarichi dei magistrati.

Se quindi non si pone come incombente prima di tutto il problema dello snellimento dei processi, il resto è pura retorica. Presentare, infatti, la modifica della composizione del CSM, la separazione delle carriere, la revisione del rapporto di dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale come pilastri della riforma della giustizia significa discostarsi strumentalmente dalla realtà. Perché nessuno di essi migliorerà anche solo di poco l’efficienza del sistema né tanto meno ridurrà l’interminabile durata dei processi.

Si tratta piuttosto di proposte che riguardano problemi tecnici riferibili al quadro costituzionale del nostro sistema politico e che a ben guardare avrebbero serie ripercussioni sull’assetto liberale di equilibrio dei poteri su cui esso si fonda a tutto danno delle prerogative della magistratura e a evidente vantaggio del potere politico.

Da una parte, infatti, s’intaccherebbe l’indipendenza della magistratura riducendola in maniera consistente e dall’altra si aumenterebbe il potere discrezionale del magistrato e di conseguenza il possibile abuso delle sue funzioni. Tanto più preoccupante è che su queste proposte, oggi come in passato, sembra convergere un’ampia porzione di consensi trasversali che appiattiscono qualsiasi tipo di differenza tra gli schieramenti politici e che, allo stesso tempo, tradiscono l’insofferenza di larga parte della classe dirigente nei confronti di un controllo di legalità operato a 360 gradi.

E ancor meno rassicurano i continui richiami a quei paesi la cui struttura statale si fonda proprio su tali orientamenti giurisprudenziali, in quanto la specificità del nostro paese, caratterizzato da un fortissimo tasso d’illegalità ed eroso al proprio interno da una corruzione sistematica in cui molto spesso sono coinvolti pezzi consistenti della politica, rende paradossale consentire proprio a quest’ultima di condizionare anche solo minimamente il lavoro dei magistrati.

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Qualcosa di Sinistra

27 commenti

  1. Gianna Cenni via Facebook

    MARCO FRAU…LO SAI ANCHE TU ALLORA….E SARA’ DITTATURA NAZIFASCISTA..E PIANO PIANO SENZA CHE NESSUNO SE NE’ ACCORGESSE…NELL’INDIFFERENZA ASSOLUTA DEL POPOLO ITALIANO,CHE HA VOTATO QUESTO SCHIFO..E CHI NON HA SENTITO IL DOVERE CIVICO E MORALE VERSO IL PROSSIMO ,A MESSO IN MANO A COSTORO LA POSSIBILITA’ D’INSTAURARE UN’ALTRA VOLTA IL FASCISMO..E DI PORTARCI ANCHE IN GUERRA !!!!!

  2. una controriforma per eliminare l’indipendenza della magistratura e sottoporla all’esecutivo.

  3. Ferrari Massimo via Facebook

    Riforma per garantire l’immunità di uno ed è inutile specificare chi è.

  4. guardiamo anche alla straffotenza dei PM e dei nostri giudici i quali possono fare il bello e cattivo tempo e loro non verrano mai giudicati non pagheranno mai per vite rovinate e possono infangare chiunque solo per poter leggere i loro nomi sui giornaliper me siamo al punto di non ritorno sia per politici e magistratura nessuno da salvare ripulisti alle radici e riformare da zero tutta la NOSTRA grande ITALIA

  5. Luigi Guerini via Facebook

    Ci sarebbe da discutere sulla necessità della responsabilità civile dei magistrati, ma è indubbio che questa riforma si propone l’impunità del priemier e difatto deleggitama il magistrato ponendolo sotto il controllo della politica e ciò è una pratica ad uso solo dei regimi. Mi domando come tutto cio sia potuto succedere..

  6. quando un cittadino non si presenta in tribunale viene giudicato in contumacia e non si può scegliere i giorni qui farsi giudicare percio odio questo comportamento contrario alla regola e sono molto incazzatooooooo !

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