Una truffa istituzionalizzata?

 

Se ho un libro, posso prestarlo ad un amico. Quando me lo restituisce, posso prestarlo ad un’altra persona. Ci sarà sempre un libro in circolazione, a beneficio di tutti.

Se ho dei semi, posso “prestarli” a qualcuno che li seminerà e ne raccoglierà i frutti. Potrà quindi restituirmi i semi e tenere per sé il resto del raccolto. Se ce n’è abbastanza, potrà a sua volta prestare semi a qualcuno, e così aumentare le superfici coltivate e il cibo a disposizione di tutti.

Una banca dovrebbe trattare i soldi più o meno come dei semi.  In origine, in effetti, era così. Poi qualcuno si è accorto che, se i semi li vedi, il valore dei soldi non è tangibile. Già si metteva piombo nelle monete d’oro per comprare più di quello che ci si poteva permettere, ma i banchieri sono riusciti a portare la truffa al livello successivo. Con l’avvento della cartamoneta, le banche hanno cominciato a tenere l’oro in cassaforte e a distribuire carta (moneta) a chi chiedeva prestiti. Ma chi controllava che in cassa ci fosse davvero il corrispettivo in oro? In fondo, se quelli che hanno preso in prestito i soldi non vanno a chiedere il corrispettivo in oro tutti nello stesso momento, il banchiere sta tranquillo e può prestare più di quel che ha senza essere scoperto, e guadagnare di più in interessi sui prestiti. Così arrivavano a prestare il doppio dell’oro che avevano in cassaforte. In qualche modo però, non essendo tanto improbabile una richiesta d’oro simultanea, la pratica venne scoperta e bandita come truffa, oltretutto rischiosa.

Poi però, scoperta anche l’America e iniziata la competizione a chi si arricchiva di più, complici le teorie di chi sosteneva che la ricchezza di uno Stato sta nella moneta che ha, la pratica venne non solo ammessa, ma legalizzata. Lo stato si faceva garante nel caso in cui tutti avessero domandato l’oro nello stesso momento, il che capitò più volte. Non appena si diffonde la notizia che la banca potrebbe non avere i risparmi di tutti, tutti li chiedono, e così viene fuori che davvero la banca non li ha – come è successo in Inghilterra qualche anno fa. Così lo Stato dice di non preoccuparsi, che nel caso non ci fossero ci penserebbe Lui a rimediarli, la gente torna a casa, e tutto procede come prima.

Oggi le banche possono prestare molto di più di quello che hanno in cassaforte (riserve di sicurezza), tanto che prima della crisi negli USA si parla di circa trentatre volte. Entrano nel cilindro mille dollari, ne escono trentatremila? No, molti di più. Infatti le riserve non sono più legate al valore dell’oro dagli anni Settanta, adesso sono legate al valore dei depositi. In parole povere, se io deposito cento euro, voi prendete in prestito tremila e trecento euro, quindi aprite un conto e li depositate nella stessa banca, la banca avrà tremila e quattrocento euro, e potrà prestare trentatre volte tanto (fate voi i conti, a me gira già la testa), e così via.

Ovviamente le banche ci guadagnano, in interessi, commissioni e quant’altro. Ma uno Stato che interesse ha a lasciar fare, anzi addirittura ad incoraggiare questi giochetti? Crescita! Se la moneta è mezzo di scambio, più cose ci scambiamo più moneta gira – meglio coltiviamo più semi avremo e avanti così. Ma è anche vero che più moneta gira più cose ci scambiamo, quindi spesso la moneta viene usata per spronare la crescita economica, che a questo punto non guarda in faccia nessuno e si mette a coltivare a sproposito. Infatti, se si smettesse di crescere, i prestiti non verrebbero restituiti e il sistema collasserebbe. Proprio una bella trovata.

Un prestito dovrebbe essere un anticipo di ricchezza che sarà poi creata, e dovrebbe essere costituito da qualcosa di già esistente. Non posso prestare a qualcuno i semi che avrò l’anno prossimo perché li coltivi quest’anno. Non esistono ancora, bisogna aspettare. Così le banche non dovrebbero poter prestare più soldi di quelli che hanno, né tantomeno più di quelli che avranno quando verranno restituiti quelli che già hanno prestato. Il prezzo da pagare sarebbe una crescita più lenta, con conseguente riduzione della pressione sulle risorse naturali e dei profitti dei banchieri. E i posti di lavoro? Non mi pare che siano aumentati tanto quanto il PIL, e il dubbio che le due cose non siano direttamente collegate c’è.

Ma quindi, noi che possiamo fare, qui ed ora? L’obiettivo è quello di ridurre progressivamente il rapporto riserve/prestiti, fino a tornare ad un sano uno a uno. Ci sono delle strutture finanziarie – peraltro spesso etiche e attente all’ambiente – che vanno in questa direzione. Alcuni esempi italiani sono la Banca Etica, che offre anche la possibilità di aprire conti correnti, le Mutue per l’AutoGestione e Zopa. Quest’ultima è interessante perché è la più innovativa: fate lo sforzo di leggervi come funziona da soli, e fate in fretta perché la Banca d’Italia ne minaccia la chiusura.

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Marta Gazzola

Cresciuta a San Giuliano Milanese, laureata con lode in economia aziendale alla Bocconi, sto facendo un master di ricerca in economia alla Bocconi e all'UCL-CORE (Belgio). Stage alla Commissione Europea, poi in una think tank che si occupa di economia sociale e sviluppo sostenibile. A settembre 2010 ho aperto il blog "Hic et Nunc" con cui mi impegno a pensare ad un sistema economico differente, che rispetti la natura e le persone, e da febbraio 2011 eccomi qua con l'omonima rubrica.

25 commenti

  1. Rudy Dessi via Facebook

    137 anni fa nasceva harry houdini forse il piu gran mago di tutti i tempi dopo le banche naturalmente. Solo le banche sanno illuderci, fregarci il denaro e farci piangere più di qualsiasi mago.Se dio esistesse e la chiesa non fosse la peggiore banca nelle messe sarebbe inserita una maledizione speciale per i banchieri e tutta la loro genia.

  2. Ferrari Massimo via Facebook

    Io critico il come operano le banche. La grande crisi è nata dal loro operato e si sono salvate grazie ai nostri soldi. Ecco come nascono i “mal di pancia” nei loro confronti.

  3. Peccato che l’intellignece service di Tremonti per salvare loro che non ne avevano bisogno ha affamato il popolo, che siamo noi tutti cittadini comuni..

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