Libia si, Libia no

 

Chissà perché questa nuova guerra ci sembra diversa dalle altre? Non è forse l’ennesima corsa in difesa delle popolazioni oppresse, come lo è stata quella in Iraq, o la guerra del Golfo, o l’invasione militare contro le cellule di Al Qaeda in Afghanistan? Be, bisogna ammettere che questo intervento armato del mondo occidentale, questa volta, parte da un vero e proprio grido di aiuto del popolo libico, a quanto pare ritrovatosi a corto di armi e soldati per riuscire a vincere la guerra civile contro il suo trentennale dittatore.

 

Tuttavia, per chi è cresciuto sull’onda delle notizie che arrivavano dai vari fronti di guerra in Medio Oriente, sembra proprio che una giustificazione che si appelli solo al buon senso civico del mondo più industrializzato verso gli oppressi cittadini africani sembra sempre semplicistica.

 

Ed ecco che, allora, il pubblico ormai esperto arriva con immediatezza al solito, cruciale dilemma delle materie prime, delle fonti energetiche che gli Usa tendono a garantirsi, per abbattere i costi di produzione, facendosi pagare gli armamenti dalle compagnie petrolifere.

 

Non mi sembra tanto un intervento a scopo umanitario, come si sbandiera già in tutti i giornali nazionali e non solo. A stento riesco, infatti, ad immaginare un termine prossimo del conflitto. Difficilmente mi viene da pensare che i caccia bombardieri francesi, o americani, o italiani non mieteranno alcun morto fra i giovani rivoltosi che stanno dando di tutto per cambiare il loro Paese.

 

Non c’è stato neanche il tempo di dimenticare le vicende irachene che già si prospetta un altro fronte di guerra per l’accesso alle fonti di energia. Ricordate cosa si diceva quando Saddam non si riusciva a trovare, mentre si estraevano i corpi fra le macerie prodotte dalle bombe intelligenti? C’era la credenza giustificata, ampiamente comune, che se le forze americane avessero realmente voluto catturare il dittatore iracheno fin dall’inizio, ci sarebbero potuti riuscire con l’utilizzo mirato degli organismi di intelligence e con un risparmio di non so quanti miliardi di dollari.

 

Se, d’altronde, Gheddafi è stato permanentemente al governo per tutti questi anni, probabilmente non dava troppo fastidio nell’ambito delle politiche commerciali internazionali. Quello che invece ha scombussolato i progetti del mondo occidentale è stato proprio quel moto di rivolta che ha investito come un temporale la riva sud del Mediterraneo.

 

L’imbarazzo allora creato dalla richiesta di aiuto dei giovani rivoltosi sì che è stato un sassolino nelle scarpe dei governi europei e statunitense. Di fronte ad un opinione pubblica indignata di fronte alla titubanza nell’incriminazione di comportamenti sanguinari, quali quelli dimostrati da Gheddafi, il vertice di Parigi ha dovuto decidere sull’intervento armato, nonostante, probabilmente, la situazione pre-rivolta andasse a genio a molti governi.

 

Ci sarà quindi da assistere ad un radicale, a questo punto, mutamento di gestione degli affari nord africani, in particolare libici. Se mentre prima l’accordo e il controllo della situazione sembrava essere il giusto compromesso per la gestione delle ricchezze del territorio, ora staremo ad assistere agli sviluppi che una guerra dagli esiti incerti potrà mostrarci.

 

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Francesco Cutello

Cari lettori, mi presento. Mi chiamo Francesco Cutello e scrivo per questo favoloso blog da...non mi ricordo, penso ottobre o novembre. Studio in Statale, non vi dico cosa, tanto è inutile e ho un accesa passione per la scrittura e il giornalismo. Spero che si capisca leggendo i miei articoli. Auguro a tutti una buona lettura.

14 commenti

  1. scusami ma io non sono d’accordo.. questa è l’ennesima guerra ad arraffare petrolio… perché ci sono migliaia di popoli che stanno male, senza il petrolio, ed io non ho visto alcuna azione umanitaria..

  2. Libia libera, si, ma anche dai francesi!!!!!possibile che tutti questi dittatori tengano in scacco un paese ricco di tutto, costringendo i suoi abitanti a fare la fame e ad emigrare, a questi maiali che fanno soldi col petrolio, col gas e con le guerre auguro che presto sia fatto a loro quello che loro hanno fatto agli altri

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