Qualche considerazione sull'equazione gelminiana "Meno insegnanti, più soldi".

“Meno insegnanti, più soldi”

Il 13 del corrente mese il nostro ministro dell’Istruzione ha presenziato alla trasmissione Che tempo che fa, di F. Fazio su Rai Tre.

 Lo slogan della di questa intervista è stato : “Meno insegnanti, più soldi”. Con queste quattro parole possiamo riassumere il colloquio tra il ministro e il conduttore della trasmissione. Al disdicevole problema del precario stipendio degli insegnanti e della poca gratificazione di questi, la “ministra” propone meno docenti e meno bidelli, perché “gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia, e sono pagati pochissimo proprio perchè sono troppi. Dobbiamo pagarli adeguatamente, ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati“. E a proposito di posti di lavoro, viene toccata un’altra categoria, quella dei bidelli: “Un altro problema, per esempio, è che ce ne sono quasi duecentomila e spendiamo seicentomila euro per le pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri e abbiamo le aule sporche“.

Per la Gelmini “il vero punto non è quello delle risorse, ma come vengono investite. Il governo non ha fatto tagli alla scuola, ma agli sprechi. La spesa per la scuola negli ultimi anni è infatti aumentata del 30 per cento, non è diminuita“. 

Non sono stati risparmiati commenti sulla manifestazione per la Costituzione e per la scuola pubblica, sulla quale il ministro dice: “Una manifestazione assolutamente legittima, ma che nasce da un presupposto sbagliato: che il governo abbia attaccato la scuola pubblica“. E ancora: “Molti scesi in piazza mandano i figli alla scuola paritaria. Non è una contraddizione, ma lo trovo incongruente, forse non hanno fiducia nella scuola pubblica“. Tra un discorso e l’altro la Gelmini continua ha ribadire che i tagli sono stati fatti agli sprechi e non alla scuola pubblica.

 Ecco un piccolo riassunto dell’intervista al Ministro dell’istruzione, settore ultimamente molto discusso e che dovrebbe essere una delle risorse fondamentali del nostro Paese, la cui peculiarità è proprio la storia della cultura che ne solca i suoli. Ma torniamo alle parole del ministro, da cui, secondo me, si può partire per fare alcune brevi riflessioni.

 Sinceramente non ritengo sbagliata la strategia del taglio degli insegnanti; ciò su cui bisognerebbe porre attenzione non è un taglio postumo, quanto una selezione preventiva. A quanti di noi sono capitati pessimi insegnanti, svogliati, incompetenti, non in grado di interloquire con un gruppo di persone e, tantomeno, di giovani? Quanti di noi hanno incontrato insegnanti che “ci credevano”, con il “sacro fuoco” del docere? Io posso rispondere che mi sono imbattuta in parecchi della prima categoria e pochi della seconda, purtroppo. Mi si potrebbe ribattere che le condizione attuali degli insegnanti non stimolano a realizzare una buona prestazione e sicuramente – lasciatemi passare lo stereotipo che però reputo in parte giusto – questi fatidici “giovani d’oggi” non spronano il docente “a cospargere di miele i bordi del bicchiere del sapere” per addolcirlo; ma ritengo anche che l’insegnamento sia una sorta di missione interiore, è il desiderio di trasmettere ciò che si sa, di far proliferare la cultura (ovviamente bisogna avere i mezzi e le capacità per farlo). Se si riuscisse a trovare un modo attraverso il quale poter individuare chi davvero ha questo dono (scelgo la parola “dono” e non altre proprio perché ritengo che sapere insegnare sia una dote, un dono appunto, oggi troppo svalutato e dato per scontato) penso che si potrebbe risolvere una parte consistente dei problemi del settore dell’istruzione e trovare, magari, scolari più spronati ad imparare, ragazzi per i quali andare a scuola potrebbe essere un piacere e non un peso… utopia?

 Per quanto concerne la questione dei bidelli, anche in questo caso non posso dare completamente torto al ministro. Per quella che è stata ed è la mia esperienza nel settore scolastico, l’operosità dei collaboratori scolastici lascia alquanto a desiderare ed è vero che trovare una scuola –ahinoi soprattutto pubblica- pulita è sempre più una rarità. Ma “diamo a Cesare quel che è di Cesare” la colpa, se di colpa si vuol parlare, non è solo degli inservienti ma anche degli edifici, spesso fatiscenti, con diversi problemi (scarafaggi negli spogliatoi, odore di fogna e allagamento- soprattutto nei giorni di pioggia- per il cattivo funzionamento del sistema idraulico ecc ecc) e degli studenti. Sì, è inutile fare gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia, è indubbio che la maleducazione e l’inciviltà di gran parte degli scolari (ma anche di alcuni docenti) non permette una convivenza rispettosa in un ambiente sano e pulito. Scritte sui muri, sui banchi, cicche attaccate ovunque, mozziconi di sigarette per terra, cartacce e tanti atti che mostrano, permettetemi, una grave carenza educativa. A questo punto mi verrebbe da  introdurre un altro tema, quello delle famiglie e l’educazione impartita da queste, ma risulterei probabilmente pesante e moralista, e lungi da me il volerlo essere; però se si ripartisse dall’educazione e dal rispetto si potrebbe vivere nel mondo che tutti declamano e pretendono, e che nessuno costruisce.

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About Martina Caccia

Sono nata a Milano il 31-03-1989. Mi sono diplomata al Liceo Classico C. Beccaria di Milano. Ho deciso di dedicarmi alla mia passione per la cultura iscrivendomi alla facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Milano. Da Novembre 2010 collaboro con QdS scrivendo nella rubrica Sic et Simpliciter.

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28 comments

  1. Il discorso non fa una grinza: – Gelmini + democrazia

  2. Giuseppe Capotosti via Facebook

    La Gelmini pecca di Ignoranza, l’unico suo difetto è che doveva fare altro al posto del politico….

  3. So io cosa dovrebbe fare la Gelmini…sì che tirerebbe su dei bei soldi.

  4. QUANTI SOLDI SI POTREBBERO RISPARMIARE ELIMINANDO UN PO’ DI POLITICI CHE SONO PURE IGNORANTI

  5. più insegnanti ..meno ministri, se sono come la gelmini anche senza.

  6. Invece il nano vuole aumentare ministri e sottosegretari, perchè i posti li ha promessi ai cosidetti responsabili, responsabili di loro stessi. Questo è il parlamento italiano.

  7. Donatello Schiavo via Facebook

    meno ministri più lavoro per tutti

  8. Claudia Masini Mazzanti Viendalmare via Facebook

    E ni, coglioni, andiamo anche a morire per ste merde…..siamo noi i poveri dementi…..CI PIAAACEEEE!!!!!!

  9. e classi di 200 persone…accussi sparagnan pure ncopp o’ riscaldament…

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