Come si fa presto a cambiare idea quando fa comodo….

La catastrofe avvenuta la scorsa settimana in Giappone e le recenti vicende libiche, seppure cariche di una tragicità estrema e di una tristezza infinita, portano con sé degli elementi che ci riconducono inevitabilmente all’agire del nostro esecutivo e suscitano non poche perplessità e un pizzico di rabbia.

Partiamo dalla Libia. Che Gheddafi fosse un dittatore al potere dal 1970 penso fosse un dato di fatto conosciuto e risaputo in tutto il mondo. Ora è anche vero che in nome della cosiddetta “realpolitik” a volte è necessario chiudere un occhio e scendere a compromessi pure con personaggi di questo calibro. Così capita che nel 2008 per porre fine al contenzioso derivante dal passato coloniale e contemporaneamente arginare il più possibile il fenomeno degli sbarchi di immigrati verso le coste italiane venga sancito a Bengasi un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” tra Italia e Libia a firma del “cavaliere” e del “colonnello”. E fin qui tutto normale, o quasi. Ciò che tanto normale non è, e non a caso molti italiani marcarono ben presto le distanze fu l’accoglienza trionfale riservata al dittatore libico in occasione delle sue due visite in Italia nell’agosto del 2009 e in quello del 2010. Sdegno e disgusto misto a vergogna fu il sentimento provato da chi non condivise fin dal principio l’enorme dispendio di denaro pubblico per celebrare l’arrivo di un tiranno con tanto di allestimento di una tenda beduina, di caroselli con cavalli berberi, condito con l’audizione di fronte a centinaia di giovani ragazze chiamate a convertirsi all’islam e l’umiliazione di vedere il nostro presidente del consiglio baciargli pure l’anello. Adesso che Gheddafi ha mostrato al mondo intero di che pasta è fatto, quando ormai veniva dato per spacciato, dopo un iniziale imbarazzato ed imbarazzante silenzio, ecco che subito i nostri governanti hanno fatto a gara per smarcarsi e mettere a disposizione della Nato le nostre basi militari per sconfiggere il sanguinario regime. La domanda che verrebbe da porre a Berlusconi e ad i suoi colleghi è: “quando avete accolto il colonnello Gheddafi a Roma e gli avete steso i tappeti rossi o sbaciucchiato le mani non vi siete mai accorti che di fronte a voi c’era un dittatore e non un leader democratico eletto dal suo popolo?” Delle due l’una; o non sapevate che era un dittatore, e allora siete degli idioti, oppure sapevate ma avete fatto finta di nulla, e allora siete suoi complici.
Questo atteggiamento mi ricorda vagamente ciò che veniva spesso fatto all’indomani del ventennio fascista da parte di coloro che per anni avevano spalleggiato Mussolini e che dopo pochi mesi dalla sua caduta si riscoprirono di essere antifascisti e democristiani.

Cambiamo argomento, ma anche qui siamo di fronte ad un tipico caso di incoerenza e di mancanza di serietà. Mi riferisco in particolare alla ministra Prestigiacomo, al ministro Romani e al professor Veronesi (Presidente dell’agenzia per la sicurezza nucleare ed eletto sotto il simbolo del Partito democratico). Questi signori, da sempre convinti sostenitori dell’energia nucleare e ovviamente amici delle lobby che si occupano delle costruzioni delle centrali, hanno per mesi affermato con argomentazioni scientifiche circa la sicurezza di questo tipo di energia.

Lo hanno fatto fino a pochi giorni fa, e  hanno sempre osteggiato il referendum contro il nucleare. Ora che succede? Dopo il terremoto in Giappone e il disastro derivante dal guasto delle centrali di Fukushima, questi signori si sono resi conto che l’opinione pubblica italiana ha cominciato a interessarsi di nuovo al tema e il loro intento di far passare in sordina il quesito referendario facendo mancare il quorum rischia di fallire. Capita allora che di fronte ai sondaggi e al riaffiorare dopo anni dell’ostilità dimostrata dagli italiani nei confronti del nucleare, ecco che Veronesi inizia a parlare di “pausa di riflessione” e addirittura la Prestigiacomo si lascia scappare un commento che l’Ansa riporta in questi termini:

(ANSA) – ROMA, 17 MAR – ‘E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate’. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si ferma a colloquio con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il sottosegretario Paolo Bonaiuti, e indica la strategia per l’uscita dell’Italia dal nucleare. Tremonti ascolta la collega con interesse nei corridoi di Montecitorio. ‘Bisogna uscirne – aggiunge Prestigiacomo – ma in modo soft. Ora non dobbiamo fare niente.
Si decide tutto tra un mese’.

Davanti a queste parole non servono altri commenti. Si commentano da sole le frasi di persone che fanno politica esclusivamente basandosi su calcoli elettorali. Magari qualcuno obietterà che cambiare idea è indice di maturità e di onestà intellettuale. Il problema è che in questo caso non si tratta di un ripensamento in base a valide motivazioni; è semplicemente un meschino calcolo di convenienza politica.

Così come i recenti baciamani a Gheddafi non sono più politicamente convenienti, allo stesso modo i progetti di nuclearizzare l’Italia rischiano di non essere più fashion e possono far perdere voti….
E così i nostri politici pur di mantenersi incollati alla poltrona, poco alla volta faranno finta di cambiare strategia, lasceranno calmare le acque, prenderanno tempo, aspetteranno che la gente si distragga nuovamente o eventualmente diranno che avevamo tutti capito male o che erano stati mal interpretati. Magari qualcuno avrà pure il coraggio di dire che non verrebbe mai fatto niente contro la volontà dei cittadini o senza sentire gli enti locali.

Si… ovviamente… vero??? Certo, e noi ci crediamo!!! Eccome se ci crediamo!

Per avere conferma di quanto contano i cittadini di fronte all’arroganza del governo (compreso l’ultimo centrosinistra) chiedete informazioni agli abitanti di Vicenza facenti parti del comitato “No Dal Molin” e fatevi dire quanto sono state ascoltate le loro innumerevoli ed inutili proteste contro il raddoppiamento della base militare americana.

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alexbonini

33 anni; laureato in scienze politiche a Pisa, oggi lavora come impiegato, da sempre sostenitore del progetto ulivista e del Partito democratico inteso come superamento dei vecchi schieramenti e non semplicemente come sommatoria degli stessi. Ha appoggiato attivamente Ignazio Marino durante le primarie del 2009.

12 commenti

  1. Susi Menegatti via Facebook

    NON L’IMPOSSIBILE , MA UN PO’ DI COERENZA….COME SI FA’ A STRINGERE UN PATTO DI AMICIZIA INDISSOLUBILE CON UN DITTATORE….LA STORIA SI RIPETE COME 20 ANNI FA’……

  2. il motto dei nostri politici? POLTRONE, SOLDI, POTERE …… in banba agli italiani e alle loro esigenze, anche quelle primarie….. questi sono i nostri politici….

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