Italia sì, Italia no.

 

Non sono una grande fan dell’unità d’Italia, non mi ha mai convinta. Gli Italiani vedono lo Stato come qualcosa di estraneo, di imposto, non diverso dai dominatori stranieri che c’erano prima di lui. Un popolo che ha lottato per liberarsi non dovrebbe essere più orgoglioso e fiero? Non dovrebbe, un popolo così giovane, essere entusiasta dell’identità conquistata e pronto a difenderla con tutto se stesso?

E perché abbiamo sempre bisogno di ripassare la nostra storia, di rivederla, interpretarla, analizzarla, come se avessimo paura di dimenticare che siamo tutti Italiani? Perché queste spinte alla divisione sono sempre presenti?

Con queste perplessità, ho consultato Gramsci. Da sempre poco propensa al culto della personalità e alla celebrazione degli eroi, non posso che trovarmi d’accordo quando scrive che “il modo di rappresentare gli avvenimenti storici nelle interpretazioni ideologiche della formazione italiana si potrebbe chiamare «storia feticistica»: per essa infatti diventano protagonisti della storia «personaggi» astratti e mitologici.

Ci si chiede a cosa vogliano sopperire questi feticci, cosa vogliano ispirare.

Tutto il lavorio di interpretazione del passato italiano e la serie di costruzioni ideologiche e di romanzi storici che ne sono derivati è prevalentemente legato alla «pretesa» di trovare una unità nazionale, almeno di fatto, in tutto il periodo da Roma ad oggi […]. Come è nata questa pretesa, come si è mantenuta e perché persiste tuttora? È un segno di forza o di debolezza? È il riflesso di formazioni sociali nuove, sicure di sé e che cercano e si creano titoli di nobiltà nel passato, oppure è invece il riflesso di una torbida «volontà di credere», un elemento di fanatismo (e di fanatizzazione) ideologico, che deve appunto «risanare» le debolezze di struttura e impedire un temuto tracollo? Quest’ultima pare la giusta interpretazione, unita al fatto della eccessiva importanza (relativamente alle formazioni economiche) degli intellettuali, cioè dei piccoli borghesi in confronto delle classi economiche arretrate e politicamente incapaci. […]

La dittatura di ferro degli intellettuali e di alcuni gruppi urbani con la proprietà terriera mantiene la sua compattezza solo sovraeccitando i suoi elementi militanti con questo mito di fatalità storica, piú forte di ogni manchevolezza e di ogni inettitudine politica e militare. È su questo terreno che all’adesione organica delle masse popolari-nazionali allo Stato si sostituisce una selezione di «volontari» della «nazione» concepita astrattamente.

Più avanti precisa che “il volontarismo è soluzione intermedia, equivoca, altrettanto pericolosa che il mercenarismo.

E ancora: “Occorre notare che il volontariato, pur nel suo pregio storico, che non può essere diminuito, è stato un surrogato dell’intervento popolare, e in questo senso è una soluzione di compromesso con la passività delle grandi masse. Volontariato-passività vanno insieme piú di quanto si creda. La soluzione col volontariato è una soluzione di autorità, dall’alto, legittimata formalmente dal consenso, come suol dirsi, dei «migliori». Ma per costruire storia duratura non bastano i «migliori», occorrono le piú vaste e numerose energie nazionali-popolari.”

Quegli uomini effettivamente non seppero guidare il popolo, non seppero destarne l’entusiasmo e la passione. […] Essi dicevano di proporsi la creazione dello Stato moderno in Italia e produssero un qualcosa di bastardo, si proponevano di suscitare una classe dirigente diffusa ed energica e non ci riuscirono, di inserire il popolo nel quadro statale e non ci riuscirono.

Gramsci vedeva l’unità come una rivoluzione mancata; la popolazione non ne è stata parte attiva, non ne è stato il motore né tantomeno è stata coinvolta, forse perché coloro che erano alla guida temevano che prendesse troppo potere.

Avevamo l’occasione di prendere in mano le nostre sorti, e invece abbiamo lasciato fare, abbiamo subito. Il popolo italiano avrebbe potuto ribellarsi al dominio straniero e finalmente abbandonare l’arte di arrangiarsi per prendere in mano le redini e avanzare, perseguendo l’interesse di tutti e non di pochi. E invece abbiamo lasciato fare, e lasciamo sempre fare. La politica di oggi è erede degli staterelli di allora, ne segue la logica e i propositi: è una spartizione di poteri, è favoritismo, sfruttamento del territorio.

Sono passati 150 anni. L’Italia, volenti o nolenti, è una realtà; e rimane una grande opportunità, con le sue ricchezze, la sua varietà. Quand’è che ci renderemo conto, come popolo, che anche noi come altri popoli abbiamo il diritto di governarci? Quando avremo finalmente il coraggio di prenderci il potere che ci spetta, di esigere che venga fatto l’interesse di tutti?

Quand’è che faremo l’Italia e gli Italiani, per davvero? “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” diceva Gramsci, e credo che lo direbbe oggi più forte che mai.

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Marta Gazzola

Cresciuta a San Giuliano Milanese, laureata con lode in economia aziendale alla Bocconi, sto facendo un master di ricerca in economia alla Bocconi e all'UCL-CORE (Belgio). Stage alla Commissione Europea, poi in una think tank che si occupa di economia sociale e sviluppo sostenibile. A settembre 2010 ho aperto il blog "Hic et Nunc" con cui mi impegno a pensare ad un sistema economico differente, che rispetti la natura e le persone, e da febbraio 2011 eccomi qua con l'omonima rubrica.

26 commenti

  1. Ferrari Massimo via Facebook

    Oltre ai martiri del risorgimento mi piace ricordare, oggi, i partigiani che con i loro sacrifici e con la vita hanno contribuito alla cacciata del nazi-fascismo.

  2. Francesco stavo per postare anch’io quel pensiero di Gramsci… solo per ricordare una verità storica che la sinistra sembra aver dimenticato…che tristezza. Gli eccidi e lo sfruttamento del sud da parte dei savoia, la cui incoronazione oggi si festeggia, non potranno essere nascosti ancora per molto…se la sinistra non riuscirà a ripartire da questo e dalla questione meridionale perderà una grande occasione e l’Italia potrebbe davvero spaccarsi….

  3. la nostra Italia è stata riunita due volte prima dal risorgimento e poi dai partigiani che l’hanno salvata dal neofascismo; oggi è giusto ricordali tutti. tramandiamo queste cose ai più piccoli inh modo che sappiano apprezzare cosa vuol dire ITALIA UNITA

  4. MARZIA il problema è che nessuno ci’ha insegnato la storia reale pensa solo alle scuole “dell’obligo” che anno sempre insegnato la storia dell’italia…..-.. ma cosa ha conportato in termini di sfruttamento è violenza per arrivare ad una “republica “mai nessuno è neanche l’italia lo dira’……dopo tantissimi anni pensiamo solo alla questione meridionale …esistono documenti chiusi in un sarcofago posto solo loro lo’ sanno ….che farebbero la storia ..quella vera ..ma non conviene tirarli fuori,ho ritrovarli cosi’ per “caso” scopriremo le violenze fatte dall’italia per arrivare ad essa stessa!!!!!!!

  5. Francesco d’accordo, ma sono due problemi distinti sia pur correlati. Ci sono le verità storiche nascoste che non vengono, quindi insegnate a scuola, e ci sono tanti dati che già da soli dovrebbero far riflettere e imporre un nuovo modo di porsi davanti a quanto avvenne quegli anni. C’è bisogno di verità, perchè solo ammettendo la violenza , la devastazione e la miseria causata dall’occupazione piemontese al Sud e la successiva massiccia emigrazione sino ad allora inesistente (si calcolano tra i 15 e i 25 milioni di persone fuggite da un Sud in ginocchio) si potrà capire l’origine della questione meridionale e questo Stato che si dichiara unito abbia finalmente il coraggio di attivarsi perchè gli “errori” di allora non continuino ancora a 150 anni…Forse se ci fosse stata più verità e una maggiore concreta attenzione non si parlerebbe ancora oggi di Nord e Sud, ma finalmente di Italia e forse non sarebbe nata nemmeno la Lega che facendo leva su questa storia falsata ha costruito e distribuito tra la gente del nord la convinzione che il Sud sia una palla al piede, un peso, che siamo vagabondi e incapaci, mentre la vera storia ci insegna che il decollo del Nord è cominciato proprio dopo il 1861, grazie alle ruberie al Sud e alle politiche economiche nordiste. Questo contesto alla Sinistra, in cui mi sono sempre riconosciuta, l’aver abbandonato quel grido di dolore che fu allora anche di Gramsci, di essersi resa complice di questa Storia falsata e di aver impedito al Sud di riprendersi la sua dignità e il suo futuro…

  6. L’Italia è l’Italia con tutti i suoi problemi e con tutti i suoi difetti ma non deve certo essere criticata o manipolata da chi fa di tutto per distruggerla. Se veramente ci stanno così male tanto da volersi anche sbarazzare della nostra Costituzione che se ne vadano molto ma molto lontano,vadano a fare gli aborigeni con un capo tribù e si creino un mondo tutto per loro invece che dire Roma ladrona e poi stare li a non fare un c…o e prendere i soldi come gli altri. Credetemi sarebbe il massimo per noi veri ITALIANI

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