Ma lo sanno i socialdemocratici a cosa mirano? Ce l'hanno una qualche nozione di una 'società giusta' per cui vale la pena lottare? Ne dubito. Credo non ce l'abbiano. In ogni caso non nella parte di mondo in cui viviamo noi.

L’insostenibile deriva neoliberale delle socialdemocrazie europee

Ho deciso di pubblicare questo contributo di Zygmunt Bauman, tradotto da Laura Franza dal “Social Europe Journal” e apparso su MicroMega.it, perché penso sia utile oggi leggere un sociologo del calibro di Bauman (che ha scritto capolavori come la Modernità Liquida) sulla deriva neoliberale della socialdemocrazia. Noi in Italia, non abbiamo nemmeno quella, ma il risultato di questa Sinistra è lo stesso: rincorrere la Destra, le sue parole d’ordine, i suoi pseudo-valori. Due volte ha vinto la Sinistra in questo Paese: quando ha parlato chiaro e semplice al Paese, quando aveva un programma, quando aveva degli ideali, ma soprattutto un progetto di società alternativa, più giusta ed equa. Oggi tutto questo non c’è più. L’analisi di Bauman è una perfetta fotografia delle sinistre moderne. (PF)

Ma lo sanno i socialdemocratici a cosa mirano? Ce l’hanno una qualche nozione di una ‘società giusta’ per cui vale la pena lottare? Ne dubito. Credo non ce l’abbiano. In ogni caso non nella parte di mondo in cui viviamo noi. L’ex cancelliere tedesco Schroeder ne ha dato prova restando abbagliato di fronte alle proprietà di Tony Blair come a quelle di Gordon Brown e dicendo, solo pochi anni fa, che non esiste un’economia capitalista e un’altra socialista, l’economia è soltanto buona o cattiva. Per molto tempo, almeno gli ultimi trenta-quarant’anni, la politica dei partiti socialdemocratici si è andata articolando anno dopo anno con leggi neo-liberaliste, secondo il principio: “qualsiasi cosa voi (il centro-destra) facciate, noi (il centro-sinistra) possiamo farlo meglio”.

A volte, anche se non molto spesso, qualche iniziativa particolarmente oltraggiosa e arrogante presa dai legislatori provoca uno spasimo nell’antica coscienza socialista. Allora in questi casi, senza alla fine combinare un gran che, si solleva la richiesta di una maggior compassione e una maggior lungimiranza nei confronti di “chi ha più bisogno” o di un “alleggerimento del carico” per “chi è più colpito” – ma di sicuro non prima di aver valutato le conseguenze in fatto di popolarità in caso di elezioni – e ancor più frequentemente mutuando frasi e termini dagli “avversari”.

Questo stato di cose ha la sua ragion d’essere: la socialdemocrazia ha perso la sua specifica base costitutiva – le roccaforti e i baluardi sociali suoi propri, quelle aree popolate da gente, i destinatari finali delle azioni politico-economiche, che aspetta e spera di essere ridefinita o ricollocata, altrimenti che come una massa di vittime, in un integrato soggetto collettivo di interessi, agenda e organismo politici già di per sé. Tale base costitutiva è stata completamente polverizzata, trasformata in un aggregato di individui autoreferenziali ed egocentrici, in competizione per un lavoro o una promozione, con scarsa consapevolezza della propria appartenenza a un comune destino e una ancor minore inclinazione a serrare le fila e chiedere azioni solidali.

La ‘solidarietà’ è stato un fenomeno endemico di quella società dei produttori ormai finita; non è che un’illusione che si nutre di nostalgia nell’attuale società dei consumatori. I membri di questa gran bella nuova società sono noti per accalcarsi negli stessi negozi nello stesso giorno e alla stessa ora, sono guidati oggi “dall’invisibile mano del mercato” con la stessa efficienza di quando venivano ammassati nelle fabbriche davanti alle catene di montaggio dai padroni e dai loro supervisori prezzolati.

Ricollocati come consumatori in primo luogo e come produttori (neanche necessariamente) in secondo luogo, quella che una volta era la “base socialdemocratica” si è dissolta in mezzo a un aggregato di consumatori solitari, conoscendo come unico “interesse comune” quello di “contribuenti”.

Non c’è da meravigliarsi se quel che resta dei movimenti socialdemocratici ha focalizzato la sua attenzione sul “ceto medio” (or non è molto erano chiamate “classi medie”…) – e che si dedichi alla difesa dei “contribuenti” non più, apertamente, divisi dai propri interessi e diventando con ciò l’unico “pubblico” dal quale sembra plausibilmente possa ottenersi un sostegno elettorale solidale. Entrambe le parti dell’attuale scenario politico cacciano e pascolano sullo stesso territorio, cercando di vendere la propria “politica-prodotto” agli stessi clienti. Nessuno spazio per una “utopia a sé stante”! Non abbastanza, comunque nello spazio che separa un’elezione politica dall’altra…

“La sinistra – annotava José Saramago in data 9 giugno 2009 sul suo diario – “non sembra essersi accorta di essere diventata molto simile alla destra”. Ed è successo proprio così, è diventata “molto simile alla destra”.

About Pierpaolo Farina

Sono nato nel 1989 a Milano, dove vivo. A vent'anni ho fondato enricoberlinguer.it e a 21 Qualcosa di Sinistra. A 23, dopo la laurea triennale, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie. Oltre a scrivere e fotografare con Sophie, la mia fedele Canon 6D, mi occupo di comunicazione politica e digitale. Nel 2014 ho pubblicato "Casa per Casa, Strada per Strada", il libro più venduto su Enrico Berlinguer. Sono dottorando in Studi sulla Criminalità Organizzata presso l'Università Statale di Milano.

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2 comments

  1. Bellissimo articolo,dovremmo far conoscere il pensiero di Bauman sulla globalizzazione

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