Non è libero l'uomo che opprime la donna, diceva 33 anni fa Berlinguer. Il problema è che, in questi tempi moderni, la donna rischia di essere ancora meno libera. Schiavizzata, stavolta, dalla televisione.

Non è libero l’uomo che opprime una donna

Il titolo di questo articolo è mutuato dalla celebre intervista che Enrico Berlinguer rilasciò a Carla Ravaioli:

Certa mentalità retriva e discriminatoria nei confronti della donna, certe posizioni pregiudizialmente antifemminili e antifemministe, costituiscono un ostacolo concreto e pesante all’emancipazione femminile, e, sì, fanno dell’uomo l’oppressore della donna. E non mi riferisco solo al borghese, al capitalista, ma anche all’operaio, anche al proletario, anche al comunista. È il retaggio di una storia antichissima che oggi, con la crescente consapevolezza femminile dei propri diritti, determina una certa lotta tra i sessi e l’esigenza per la donna di una liberazione anche nei confronti dell’uomo…

«Non può essere libero un popolo che ne opprime un altro» scriveva Marx; un’affermazione che potrebbe essere parafrasata a questo modo: non può essere libero un uomo che opprime una donna.

Ebbene, di questi tempi, dove a contare non è la sostanza, ma l’apparenza, dove abbiamo sempre di più l’immagine della donna oggetto che viene propagandata dalle televisioni del Presidente del Consiglio (praticamente tutte), rileggere queste parole vecchie di 33 anni fa riflettere. Perché se l’evoluzione della condizione della donna è passata da “casalinga” a donna-giocattolo (magari minorenne, per la gioia delle perversioni sessuali di un vecchio settantenne), c’è da chiedersi come sia successo. Chi doveva vigilare, non l’ha fatto. E i responsabili di questo disastro politico-culturale sono sotto gli occhi di tutti: i loro nomi sono scritti in calce alla Legge Mammì che diede vita al monopolio televisivo incostituzionale del Presidente del Consiglio attuale. Di una Sinistra che, accontentandosi di avere il controllo di una rete su tre della Rai, aprì la strada alla più grande rimozione culturale che l’Italia abbia mai vissuto, ponendo le basi della sua sconfitta. Ci vorranno anni per rimediare a questo disastro. Perché è sempre un problema politico-culturale. Se si pensa che basterà fare una legge sul conflitto di interessi e sulle televisioni per risolvere il problema, in realtà non avete capito nulla dell’Italia d’oggi. La politica faccia il suo lavoro, ma dia anche gli strumenti alla cultura per fare altrettanto.

 

da Storie di Ordinaria Indecenza

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

28 commenti

  1. Amici miei. Non accosto nessuno a nessuno. Ognuno ha la la sua storia. Ho nominato i segretari contemporanei a Berlinguer. Chi mi dice che qualcuno di loro non era persona per bene, sopratutto se paragonata ai gaglioffi di oggi?

  2. sono assolutamente d’accordo (ed ovviamente vale l’ inverso)

  3. Un grande uomo, un grande segretario un grande comunista ma non entriamo nella banalità in fondo questa frase detta da Berlinguer è una frase ricca di buonsenso, che potrebbe essere applicata anche nel concetto di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te

  4. Riccardo Ierna via Facebook

    Ha detto bene Sig. Capitta, qualcuno di loro. Se si riferisce a Pietro Nenni posso essere d’accordo con lei. Sugli altri ci sarebbe da discutere. Ma mettere Giorgio Almirante in questo gruppo è fare un accostamento fuori luogo in senso storico e politico. E siamo un pò stanchi di questa par condicio di comodo. I farabutti ci sono sempre stati in ogni epoca. Almirante era uno di questi. Per cui definirlo grande segretario è una forzatura che non rende le ragioni di questo accostamento. E’ stato segretario di un partito che non ha mai contato nella scena politica se non come fucina dell’eversismo e dello stragismo nero di quegli anni. E si è sempre orgogliosamente dichiarato fascista e fedele al fascismo. Basta questo a renderlo incompatibile con i nomi che lei ha fatto.

  5. allora non facciamo gli auguri alle donne oggi, incitiamole a continuare a lottare per emanciparsi, magari insieme ai loro compagni, che tanti, tanto liberi non sono……

  6. Riccardo, lo ha raccontato Assunta Almirante in tv. Quando mori’ Berlinguer e la slma fu esposta nella camera ardente alle Botteghe Oscure, si formo’ una coda di chilometri dei cittadini che volevano rendere l’ultimo saluto al Segretario. Tra loro, in fila, Almirante. Ando’ Paietta a prenderlo invitandolo a lasciare la fila ed entrare con le autorita’. E gli incontri segreti tra Berlinguer ed Almirante furono diecine. Non lo dico io che erano tutti Grandi, lo dice la Storia.

  7. Ivo Rivara via Facebook

    un pensiero…

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