Dall'Università di Stanford arriva un nuovo pannello fotovoltaico più economico da produrre e tre volte più efficiente di quelli attuali.

Da Stanford un nuovo pannello fotovoltaico

Buone notizie nel campo dello sviluppo del fotovoltaico arrivano direttamente dagli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dalla rivista Science Daily, una professoressa di chimica della facoltà di ingegneria della Stanford University,  Stacey Bent, e il suo team di giovani studenti avrebbe scoperto come rendere tre volte più efficiente i pannelli fotovoltaici. Da due anni la Bent lavora sullo sviluppo di un nuovo pannello fotovoltaico, per cercare di renderlo più efficiente. Secondo quanto sostenuto dalla stessa, la scoperta sarebbe stata raggiunta quasi per caso aggiungendo uno strato molto sottile, nell’ordine dei nanometri, di materiale organico sopra il nuovo tipo di pannello fotovoltaico detto a punti quantici (quantic dots). È ora allo studio quali materiali organici potrebbero favorire meglio di altri lo sviluppo di pannelli solari più efficienti.

Se questa ricerca porterà i risultati annunciati ci potrebbe essere sicuramente un ulteriore incentivo al passaggio al fotovoltaico, a scapito dei vecchi combustibili fossili. Quello che infatti fino ad ora ha frenato lo sfruttamento dell’energia solare per la produzione di energia elettrica è stato soprattutto l’alto costo della tecnologia rapportato all’energia prodotta. Ora, oltre ad una riduzione nel costo della tecnologia, quella a punti quantici sembrerebbe infatti di per sé a minor costo di produzione rispetto a quella attuale, si potrebbe ottenere risultati stupefacenti per quanto riguarda l’efficienza, aumentando la percentuale sfruttabile di energia che ogni giorno il sole manda verso la Terra.

La scienza e la tecnologia fanno passi da gigante. Ma se le nuove invenzioni continueranno a rimanere più costose delle vecchie a parità di benefici (mentre solo ultimamente vengono considerati nel bilancio anche i danni prodotti) l’utilizzo di queste sarà sempre rinviato alle logiche di mercato, qualora non sia lo Stato ad incentivarne l’utilizzo, in un’ottica diversa da quella del puro beneficio economico, intervenendo sui costi. Ed è anche per questo che questa nuova invenzione fa ben sperare per il futuro.

 

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Amedeo Russo

Nasce a Torre del Greco (NA) il 5/01/1986, vive a Peschiera Borromeo, frequenta la facoltà di Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano. Si è diplomato presso il Liceo Scientifico Statale di San Donato Milanese. E' iscritto dal 2009 al Partito Democratico presso la sezione intitolata a Enrico Berlinguer e Aldo Moro di Peschiera Borromeo. Il 16 luglio 2010 viene nominato Segretario dell’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer , carica che manterrò fino al 16 aprile 2011, quando viene trasferito in tesoreria. Dal 12 novembre 2010 cura la rubrica "Pausa Caffé" su Qualcosa Di Sinistra, dove parla di Apple, politica e di società civile in generale.

19 commenti

  1. Strano … Stanford è Inghilterra un paese grgio e nuvoloso, dove il sole lo vedi poco durante l’anno

  2. passiamo dalle parti di montecitorio e investiamo anche noi :)

  3. Felice Olivieri via Facebook

    Troppi interessi hanno i signori che in italia stanno con Berlusca, che vogliono mantenere petrolio gas e nucleare, ecco perché in un paese come l’Italia dove abbiamo quasi tutto l’anno il sole, non si vuole l’eolico e il solare, per l’inquinamento chi se ne frega, e meno male che muoiono anche gli accaparratori, e già così c’è povertà, figuriamoci se non crepavano, ci ammazzavano tutti.

  4. Chissà che qualcosà cambierà in Italia,bisognerebbe che la gente si svegliasse e andasse in piazza per un cambiamento e nascesse una nuova economia verde…

  5. In Italia, swtrano a dirsi, per motivi che tutti sanno e che il solo governo fa finta di ignorare, si penalizzano le installazioni rimandando le decisioni sugli incentivi da corrispondere, a giugno anche per quelle già effettuate. Come ultima ratio bisognerà scendere in piazza e contribuire a defenestrare il rais bunga-bunga. Avanti popolo……..

  6. Carlo Bettini via Facebook

    anche qua…nella ricerca della figa però

  7. vedi le jene di mercoledì 9 marzo, noi invece siamo in Italia……. sighh!

  8. all’Università di Lecce furono creati dei pannelli che anzichè essere fatti in silicio erano costruiti con materie plastiche…questo significava poterli smaltire nella normale differenziata, ma soprattutto sormonatare l’enorme str0nz@t@ secondo la quale il fotovoltaico sarebbe “antiecologico” nel momento dello smaltimento (e tutta l’immondizia sepolta nelle cave per decenni?) comunque le risorse ci sono, ma la volontà dei governi a fare a meno dei petroldollari no

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