Terzo appuntamento di Qualcosa di Sinistra con il Risorgimento per i 150 anni dell'Unità d'Italia

Risorgimento: definizione di una categoria

La nostra “maratona commemorativa” continua anche questa settimana. Oggi faremo un breve excursus su quelle che sono state le basi ideologiche del Risorgimento e cercheremo di focalizzarci sul termine che definisce tale categoria storica.

Come per la Francia del 1789, il Risorgimento segna, secondo l’interpretazione generale, la nascita dell’Italia contemporanea. Periodo di transizione e di sconvolgimenti politici  e sociali corrispondenti ai movimenti principali e a grandi eventi che hanno permesso all’Italia di realizzare nel XIX secolo la sua unificazione, esso è stato al centro di numerosi dibattiti periodicamente ravvivati dall’attualità politica e storiografica. Delineato da una parte e dall’altra delle Alpi da due scrittori contemporanei agli avvenimenti (il filosofo e storico francese Hyppolyte Taine nel 1866 nel suo Viaggio in Italia e il celeberrimo romanziere e saggista italiano Alessandro Manzoni in uno scritto pubblicato postumo nel 1889), il parallelismo tra le due rivoluzioni nazionali e liberali solleva tuttavia un certo numero di interrogativi che rivelano la specificità della storia italiana contemporanea, nonché la maniera di concepirla tutt’oggi da parte degli studiosi. Come definire, dunque, il Risorgimento, la sua natura e la sua legittimità storica all’interno di quel processo che caratterizza la nascita dell’Italia contemporanea? E in che modo, nel corso dell’Ottocento, esso si inserisce nel generale dibattito ideologico nazionale?

Derivato dal verbo “risorgere” che in italiano significa “sollevarsi”, “rinascere” e, in senso transitivo, “rianimare” o “risvegliare”, il sostantivo risorgimento si è presto imposto come equivalente di rinascita o risurrezione “nazionale”. La tradizione vede nell’opera di Bettinelli il Risorgimento dell’Italia dopo il Mille, pubblicato nel 1775, il primo documento in cui il vocabolo è esplicitamente applicato alla storia italiana. Bisogna però arrivare alla fine del Settecento con gli scritti di Vittorio Alfieri per veder riassumere nella parola “risorgimento” il senso di “rinascita nazionale” e l’idea di liberazione del suolo italiano dalla presenza straniera. Il termine viene “preso in prestito” dal vocabolario del romanticismo nazionalista italiano ma che, di fatto, si diffonde solo successivamente alla fine dell’Ottocento per designare consensualmente l’idea unitaria. L’inserimento ufficiale del termine nella sfera pubblica risale al 17 novembre 1847 con la pubblicazione, a Torino, del primo numero del giornale di Cesare Balbo e Camillo Benso di Cavour “Il Risorgimento”, il cui programma mette esplicitamente sullo stesso piano l’indipendenza dell’Italia e l’unione politica ed economica di tutti gli stati della penisola orientati ad accettare l’idea del progresso.

La vera spinta a questa “nuova alba” unificatrice sembra in gran parte venire dal patrimonio culturale e dal legame con il passato [tutto’ora i programmi scolastici seguono un “canone risorgimentale”: vengono selezionati autori strettamente legati all’ideale patriottico e all’impegno civile (Leopardi,Machiavelli, Guicciardini …)]. Una formula del critico italiano Francesco De Sanctis riassume questa concezione: «è la cultura ad aver creato l’unità d’Italia».

 

«E qual più bello spettacolo può affacciarsi alla mente di un Italiano, che la sua patria una, forte, potente, devota a Dio, concorde e tranquilla in se medesima, rispettata e ammirata dai popoli? Quale avvenire si può immaginare più beato? Quale felicità più desiderabile? Se per creare questa famosa Italia fosse d’uopo esautorarne i suoi presenti e legittimi possessori, o ricorrere al triste partito delle rivoluzioni, o al tristissimo e vergognosissimo espediente dei soccorsi stranieri, la bontà dell’effetto non potrebbe giustificare l’iniquità dei mezzi, e la considerazione di questi basterebbe a contaminare ed avvelenare il conseguimento del fine. Ma nessuna di queste idee torbide, nessuna di queste speranze colpevoli rattrista il mio dolce sogno. Io m’immagino la mia bella patria: una di lingua, di lettere, di religione, di genio nazionale, di pensiero scientifico, di costume cittadino, di accordo pubblico e privato fra vari stati ed abitanti, che la compongono. Me la immagino poderosa ed unanime per un’alleanza stabile e perpetua dei suoi cari principi, la quale accrescendo le forze di ciascuno di essi con il concorso di quelle di tutti, farà dei loro eserciti una sola milizia italiana, assicurerà le soglie della penisola contro gli impeti stranieri, e mediante un naviglio comune, ci renderà formidabili anche sulle acque e partecipi con gli altri popoli nocchieri al dominio dell’oceano.»

                                                                             V. Gioberti, Il Primato morale e civile degli Italiani”, 1843

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Martina Caccia

Sono nata a Milano il 31-03-1989. Mi sono diplomata al Liceo Classico C. Beccaria di Milano. Ho deciso di dedicarmi alla mia passione per la cultura iscrivendomi alla facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Milano. Da Novembre 2010 collaboro con QdS scrivendo nella rubrica Sic et Simpliciter.

6 commenti

  1. Oren Orel via Facebook

    Cari amici,
    vi invito tutti a mettere come vostra foto profilo il giorno 17 marzo, 150° dell’unità d’Italia, la foto della bandiera nazionale alla faccia delle farneticazioni leghiste.
    Invitate i vostri contatti a fare altrettanto.
    In certi paesi con FB cadono le dittature, noi proviamo almeno a lanciare un messaggio.

  2. Tutti i leghisti, sono invitati a partecipare a queste lezioni di storia dell’Italia invece di pensare ai cazzi loro.

  3. Così, almeno, avranno l’opportunità di acquisire un pò di cultura seria!

  4. per chi non lo sapesse…
    Inghilterra : Commonwealth = Piemonte : Italia

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