L'articolo di Marco Bocciarelli di risposta ai commenti al suo articolo "Basta con Berlinguer!"

Quanta Gazzarra!

Quanta gazzarra! Me l’aspettavo. Non sono così ingenuo da credere che un articolo “contro” Berlinguer in un blog collegato al sito www.enricoberlinguer.it potesse non infastidire le moltitudini di fedeli. E nemmeno nego che la mia intenzione era quella di provocare una qualche reazione visto che tutti gli interventi e i commenti che avevo letto mi sembravano ceri accesi sotto un tabernacolo. Nel conto avevo messo anche gli insulti. Pazienza, c’ho una qualche abitudine.

Per quanto mi riguarda non nego la mia storia e non rinnego la mia formazione culturale e politica ma sono il primo a dire (vedete?) che la mia generazione ha perso (un destino, ahimè!, comune). Le ipotesi politiche da cui partivamo sono state sconfitte. Ma da qui a dire che erano sbagliate ce ne corre. Sicuramente erano ingenue, talvolta semplicistiche, il più delle volte (non sempre) velleitarie ma sicuramente innovative, gravide di idee originali e generose. E non è un buon argomento quello di dire che qualcuno di quei “ragazzi” oggi è passato dall’altra parte. Problemi loro. Che c’entra? È un motivo serio per negare il valore di quell’esperienza? Chi lo afferma lo fa solo per fare della sterile polemica che di certo non aiuta a capire. Ripartire per prima cosa vuol dire sviluppare un’analisi rigorosa, onesta e libera da preconcetti sulla Storia passata. Senza questo sforzo non si potrà mai andare da nessuna parte.

Infine, per rispondere ad alcuni commenti polemici, non sono certo io a negare il ruolo storico del P.C.I. e questo indipendentemente dalle sue politiche degli ultimi vent’anni. Vorrebbe dire proprio essere fuori di testa. È stato un grande partito di massa e una vera scuola popolare, lo ripeto. Al suo seno si sono abbeverati grandi intellettuali (senza alcuna nostalgia per quelli organici) che hanno fatto la cultura del nostro paese. Larghi strati popolari si riconoscevano in lui e hanno sviluppato la democrazia come in nessun altro paese al mondo (prima che irrompesse Berlusconi). Ma questo, ancora una volta, che c’entra? Poi sono le politiche che contano.

Nel precedente articolo era mia intenzione parlare del futuro e non violare un “sacro” sudario perché la fede, anche se non mia, va rispettata. O meglio: violando un sacrario volevo guardare al  futuro. E l’ho fatto prendendo a prestito le parole di Edoardo Sanguineti. Adesso, per essere più semplice e meno intellettualmente provocatorio (tali erano le parole di Sanguineti), mi ripeto ma con parole mie e vi chiedo: ha ancora senso parlare di comunismo? Esistono ancora le ragioni?

Il mondo è cambiato e questo è certo. La globalizzazione ha determinato un nuova organizzazione capitalistica del lavoro. Il primo e il secondo mondo (Europa, America del Nord e altri paesi sviluppati) hanno assunto il compito di manovrare capitali finanziari per produrre profitto (parassitismo) e di erogare servizi per vendere le merci. Ma queste chi le produce? Principalmente i paesi del terzo mondo. E sono le merci di più largo consumo, quelle con minore sapere racchiuso. Il proletariato a livello mondiale in questi anni è fortemente aumentato rispetto ai primi del novecento. Ed è aumentato a dismisura lo sfruttamento. Le aziende occidentali oggi producono merci con un più basso costo del lavoro quando delocalizzano nei paesi del terzo mondo (Asia compresa) e con un tasso di sfruttamento (mancanza assoluta di diritti) pari a quello della prima rivoluzione industriale. Pensate a quanto viene pagato al giorno un operaio indiano o del Bangladesh. Due dollari al giorno, se va bene. Allora il proletariato è sparito? È la balla più grossa che ci si può raccontare. È fortemente diminuito in Occidente ma a livello globale per niente. Quindi le analisi marxiane della società capitalistica hanno ancora un valore. Il problema di questo tempo è che questa massa di milioni e milioni di proletari non si riconosce come classe. Manca la coscienza di classe. E qui allora arriviamo alla provocazione intellettuale di Sanguineti quando afferma che solo un sano odio di classe può ricostruire una coscienza nella classe. Solo la crescita di una coscienza di questo disumano sfruttamento in favore del profitto può partorire un ribaltamento dei rapporti sociali mondiali. Ditemi, dov’è che sbaglio? Ci sono ancora le ragioni? Più forti che mai!

E veniamo al secondo problema: è ancora attuale il comunismo? Partiamo dalla sua definizione marxiana: è il movimento reale che supera lo stato di cose presente. Non lo vogliamo chiamare comunismo? Lo vogliamo chiamare Giuseppe? Va bene lo stesso, non è il nome che conta bensì il senso e la lotta per una società più giusta ed egualitaria dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo venga messo al bando. Ma c’è un problema. Il comunismo realizzato nel ‘900 è fallito, il muro di Berlino è crollato ed in Cina non è che stanno tanto meglio. Con questo fatto storico dobbiamo fare i conti. O no? Dov’è che il movimento comunista (nelle sue varie interpretazioni) ha sbagliato? Si può ricominciare a parlare di una società nuova senza affrontare questo snodo cruciale? A me pare di no. E va fatto senza preconcetti, con coraggio, con una critica dura all’esperienze realizzate e abbandonando ogni parrocchia o parrocchietta. E ditemi, qualcuno l’ha fatto? I grandi partiti comunisti occidentali l’hanno fatto? Ma figuriamoci! L’unica cosa che sono stati in grado di fare è quella di negare l’origine, di vergognarsi del passato, di gettare, insomma, il bimbo con l’acqua sporca. No, hanno fatto di più. I figli irriconoscenti di quella Storia hanno sostanzialmente accettato gli orizzonti della società capitalistica e oggi si battono per una sua “aggiustatina” laddove proprio è inaccettabile. E allora la democrazia, il ruolo sociale dell’impresa, i diritti, la legge uguale per tutti e così via. Certo questi sono contenuti corretti per una battaglia tattica di periodo perché sono elementi essenziali per lo sviluppo di una coscienza e mobilitazione di massa ma non possono essere l’orizzonte finale per un cambiamento radicale della nostra società. Quale mondo vogliamo? È questa la domanda cruciale. E non solo per noi ma per tutti gli sfruttati del mondo. E questo lo chiamate estremismo?

In conclusione io credo che oggi sia essenziale una GRANDE BATTAGLIA CULTURALE per far tornare all’ordine del giorno i temi e i contenuti di UN MONDO MIGLIORE POSSIBILE senza portarci dietro categorie e/o esperienze (anche le mie) che hanno dimostrato il loro fallimento. Oggi il compito di chi una volta si diceva comunista e di chi ancora, con orgoglio, ci si dichiara sia quello di contribuire a costruire un progetto per una società diversa dove la felicità degli sfruttati diventi un bene primario come l’acqua che beviamo.

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Marco Bocciarelli

Astronomo, ma non praticante. Ha scritto "Orfani al Muro" (ed. Traccediverse, 2006), "Pietre" (romanzo in versi, edizioni di latta, 2008). Con il nome d'arte Item Maestri è autore di numerosi testi per il teatro (tra cui Una Piazza d'Italia, Rumore, Uno strato spesso di calcina e di sale, Cidrolino). E' stato membro della compagnia Macchine Teatrali, per cui ha diretto alcuni spettacoli.

33 commenti

  1. Le idee di Berlinguer non sono state sconfitte semmai non sono state applicate! Oggi esse ritornano in tutta la loro valenza a cominciare dai rapporti con i Paesi del terzo e quarto mondo…… fino alle questioni di etica e moralità……. berlinguer non pensava ad una società comunista, fuori dal capitalismo ma ad una società più giusta e mi sembra che questo sia ancora oggi tutta da conquistare… sono assolutamente d’accordo sulla necessità di costruire ancoraggi strategici per un mondo migliore!

  2. Roberto Cassola

    ….per me il ragionamento sociopolitico del Signor Bocciarelli, non fa una grinza!! Pur rispettando Berlinguer ,non posso rifiutare un’analisi “comunista” nel vero senso della parola. Cosa che ormai nessuno più fa cercando di aggrapparsi a “santi” del passato sperando in miracoli che non avveranno mai se non si canbia strategia politica.
    Dove sono tutti i comunisti che c’erano ai tempi di Berlinguer? Qualcuno accusa Bocciarelli di essere nel libro paga delPDL…non so se lui ci sarà (anche se lo dubito),,ma sicuramente altri si e li abbiamo visti tutti….Ripeto…:”Dove sono i comunisti che c’erano ai tempi di Berlinguer”? Nel PD ? Non scherziamo..parlo di quelli veri!!! Voglio sperare che siano la grandissima maggioranza di coloro che non votano più per sconforto (per non usare una parola più dura)….e spero anche che alle prossime votazioni si turino il naso e tornino a votare magari solo per arginare gli altri che son ancora peggio!!!Saluti

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