E’ Ora di Parteggiare!

 

di Alessandro Bertolucci, via “Qualcosa di Sinistra DILLA TU”

C’è una frase che mi gira nella testa da parecchi giorni: “L’unica cosa che mette in moto l’applicazione della norma è la cultura individuale del diritto”. E’ di Beniamino Deidda, procuratore generale della repubblica a Firenze, fondatore di magistratura democratica e da sempre attento alla tutela della salute sui posti di lavoro così come sui diritti in generale. Sebbene sia più usata sotto un profilo giuridico e sia interessante soprattutto per le ultime forzature effettuate sui contratti di lavoro, sui licenziamenti a funzione persuasiva (colpirne uno per educarne cento), sulle mille altre iniquità subite da lavoratori, consumatori e cittadini in generale, è una frase che, in via principale, richiama alla responsabilità individuale. A fare del nostro muoversi nella società, relazione attiva e consapevole.

Gli eventi nazionali ed internazionali degli ultimi giorni pongono ancora di più in primo piano questa necessità. Eventi che nascono dalla presa di coscienza individuale, dal voler affermare i propri diritti, la propria libertà e dignità. Per restare in Italia, momenti come la manifestazione delle donne del 13 Febbraio, ma anche cose apparentemente più frivole, dato il contesto, come la lettura di “Indifferenti” di Antonio Gramsci e l’interpretazione di Benigni dell’Inno di Mameli e del Risorgimento a Sanremo, dovrebbero indurci alla riflessione sul nostro agire, a quello che potremmo fare. A quello che non vogliamo fare. Ci devono far riflettere sulla delega che diamo, purtroppo spesso in bianco, a Partiti e Sindacati non rendendoci conto di fare del male anche a quelli cui ci affidiamo.

Pigri per natura, dando delega, pensiamo di essere a posto, tanto più persuasi se quello cui ci affidiamo è l’uomo del “ghe pensi mi”. Diventiamo sorta di “utilizzatori finali” inconsapevoli dei percorsi politici e culturali di contesto, salvo poi rendersi conto, spesso solo in parte, dei risultati negativi. Pronti poi a far di tutta l’erba un fascio pur di non riconoscere i propri errori. “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti ” (A. Gramsci).

Parole forti, che potrebbero farci sentire offesi ma che hanno il compito di svegliarci da un torpore protrattosi per troppo tempo. La considerazione negativa che si ha nel mondo del nostro Presidente del Consiglio, è si per la sua persona, ma lo è altrettanto e forse più per noi, Paese, che lo tolleriamo. Al punto in cui siamo, non valgono più nemmeno le giustificazioni di un informazione inadeguata e genuflessa al potere. Non vale più nemmeno la delega consapevole, occorre concorrere tutti.

Se non una rivoluzione almeno un’evoluzione, una crescita, una maturazione. Prima che sia troppo tardi. Prima che ci ridano dietro proprio tutti. E’ proprio il caso di dire: se non ora, quando?

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Qualcosa di Sinistra