Un verso falsamente attribuito a Pablo Neruda recita: “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine.” Vale per gli uomini, ma vale anche per la Democrazia: soprattutto se questa abitudine si chiama corruzione.

L’eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Perché il sistema dei partiti della Prima Repubblica non venne spazzato via dalle toghe rosse, ma da una eccessiva dose letale di tangenti, sopportate fino a quel momento per via del Muro di Berlino. Per quarant’anni, infatti, gli Italiani hanno dovuto scegliere tra corruzione e comunismo: una volta crollato l’unico motivo che legittimava le tangenti, è venuta giù anche la Prima Repubblica che sull’anticomunismo si fondava.

Dopo 19 anni, il quadro è ancora più fosco: il giro di affari della corruzione si aggira intorno ai 60 miliardi di euro (7 punti del PIL), il rapporto deficit/PIL è al 118,6%, il debito è cresciuto nel 2010 del 4,5% rispetto al 2009 (assestandosi a quota 1843,2 miliardi di euro).

La Corte dei Conti, il 3 febbraio, ha ricordato che nel solo 2009 la Guardia di Finanza ha ricevuto il 229% in più di denunce per corruzione, il 153% per concussione e ci sono state 200mila riscossioni irregolari. E per il 2010 appena trascorso e per il 2011 che abbiamo di fronte la situazione della finanza e dell’etica pubblica italiane non appaiono tanto rosee come le dipinge qualche portavoce governativo.

Non si tratta del “ritorno della corruzione”, come titola qualche notiziario o giornale. La corruzione, in realtà, non se n’era mai andata, ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d’italiani dopo Tangentopoli come lo era stata prima, che era sopportata come vezzo per impedire l’affermazione dell’odiato comunismo.

Ciononostante, diciannove anni fa gli Italiani scendevano compatti nelle piazze, senza distinzioni di bandiere e senza patriottismi di partito: i ladri non avevano colore politico. Oggi invece la gente, tanto abituata com’è agli scandali, non si indigna nemmeno più e fa quasi finta di niente: oramai le condanne per corruzione, che in un paese normale metterebbero fine alla carriera di chiunque, in Italia fanno curriculum e in certi casi ti fanno guadagnare anche l’intitolazione di qualche via, piazza o parco.

Non è del resto colpa loro: da quando anche a Sinistra usano definire la Questione Morale come Anti-Politica e si mettono a riabilitare Craxi, gli elettori non vedono perché mai dovrebbero preferire alla Destra una Sinistra svuotata di senso e di significato.

Da anni destra e sinistra discutono sulla forma del glorioso federalismo (si veda l’intervista di Bersani alla Padania), quella riforma miracolosa che dovrebbe porre fine a qualsiasi conflitto, ad ogni corruzione, a qualsiasi clientela; in realtà fingono di non vedere quello che veramente è il federalismo nell’unico settore in cui è già stato realizzato: la sanità.

Quella voce che da sola occupa i due terzi dei bilanci delle Regioni, una melassa di sprechi, mazzette, appalti truccati, affari illegittimi, fatti sulla pelle dei cittadini (e purtroppo non in senso metaforico).

Del resto, lo diceva anche Montanelli: “Noi Italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione e a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, orami diventata nel loro sangue un’afflizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni. Ci siamo riusciti seguendo la più semplice delle terapie: quella non di spegnere i roghi, ma di mandarci, assieme alle streghe e agli untori, anche i pompieri, in modo da creare un tale viluppo di corpi, di anime e di responsabilità, che non consenta altra soluzione che l’assoluzione.

Quante Repubbliche dovranno collassare, prima che chi oggi gestisce il potere capisca l’eterna validità della Questione Morale, posta con forza da Berlinguer oramai trent’anni fa?

Un verso falsamente attribuito a Pablo Neruda recita: “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine.” Vale per gli uomini, ma vale anche per la Democrazia: soprattutto se questa abitudine si chiama corruzione.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

107 commenti

  1. per contrastare la barbarie dilagante bisogna ristabilire le distanze ed opporre un ordine di “qualità”.”Qualità delle persone ,della società, della politica.

  2. L’immmoralita’ e’ sinomimo di incivilta’ allo stato puro. Potrei dire anche ignoranza fetale con un ritardo sullo sviluppo neurologico fuori tempo max. Lo dimostrano i sorrisi ebeti che purtroppo da troppo tempo siamo abituati a guardare allibiti, e la cosa sembra pure contagiosa.

  3. evidentemente sono ANNIi,ANNI,ANNI,ANNI ke si continua nell’ombra o sotto il sole in questo sporco modo!(a scapito dei soliti, naturalmente)

  4. Si e vero oggi mondo parla più di questione morale………oggi si parla. solo d’immoralita basta vedere cosa succede oggi nel nostro parlamento,credo che il compagno ENRICO le venga il vomito.Io non ho votato questo governo di merdaioli,ma se l’ avessi fatto mi sputerei addosso.Credo che chi ha votato questa banda di immorali non si renda ancora conto del danno che ha recato alla comunità .

  5. COME RISOLVERE LA QUESTIONE MORALE?FACENDO LA VERITA’!

  6. Anche Berlinguer non vinceva le elezioni, la DC ha governato per quarant’anni eppure sfido chiunque a considerare Berlinguer un perdente………avercene di quella fatta!

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