Il nucleare? Non resiste in regime di libero mercato. E a pagare, a prezzo della nostra salute, siamo sempre noi cittadini.

L’improbabile rinascita del nucleare in Italia e nel mondo

Il nucleare non produce CO2. Il nucleare oggi è l’unica fonte di energia pulita. Il nucleare diminuirà la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero. Il nucleare di quarta generazione risolverà i problemi energetici dei prossimi 30 anni. Il nucleare, il nucleare, il nucleare. Quante balle come queste circolano per la rete e soprattutto nei talk show televisivi, da parte di gente che non sa nulla dell’argomento, se non quello che gli scrivono le lobbies del settore?

Cominciamo con il dire che attualmente il nucleare di quarta generazione o G4 è oggetto di un protocollo di collaborazione internazionale fra 13 Stati e che impianti del genere potranno essere eventualmente costruiti tra non meno di 25 anni. Oggi si sta lavorando a ben 6 progetti G4, la cui fattibilità economica e tecnologica è ben lungi dall’essere dimostrata, che si propongono tutti sostanzialmente di:

1)      aumentare la resa di conversione elettrica degli impianti, che attualmente è sotto il 30%;

2)      aumentare la sicurezza degli impianti, evitando che vengano usati per scopi militari;

3)      rendere il ciclo economico competitivo in termini economici con le fonti tradizionali o rinnovabili;

Tre obiettivi ambiziosi, ma assolutamente difficili da coniugare, se non altro perché solo per realizzare il punto 1 gli impianti G4 dovrebbero lavorare a temperature tra i 500 e i 1000 °C (oggi siamo attorno ai 300), cosa che richiederebbe materiali resistentissimi alle alte temperature e alle radiazioni (quindi molto costosi, con impossibilità di soddisfare il punto 3); quattro di questi progetti stanno lavorando al “riprocessamento del combustibile esausto”, il quale è economicamente dispendioso e produce plutonio, che rischia però di compromettere i punti 2. e 3.

Uno dei fattori critici fondamentali poi dell’energia nucleare è la disponibilità di uranio, limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte. In più, la distribuzione nei consumi energetici finali europei è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare solo un quarto del nostro fabbisogno energetico.

Quando però senti parlare di centrali nucleari, la prima cosa che ti dicono è che non producono gas serra e inquinamento vario. Falso, ovviamente. Il ciclo industriale dell’energia nucleare è basato sui combustibili fossili (come per altro anche le famose energie alternative) ed è costosissimo.

Per ottenere le 160 tonnellate di uranio necessarie per far funzionare una centrale standard per un anno, se si parte da granito ricco di uranio (1000 ppm), occorre processare 160.000 tonnellate di materiale e i lavori in miniera implicano lo sbancamento di quantità ancora maggiori di roccia.

Per ottenere un prodotto raffinato (con l’80% di ossidi di uranio), il minerale deve essere portato presso un impianto industriale speciale per essere frantumato e trattato con acidi forti e altri prodotti chimici. Le 159.840 tonnellate di scarti prodotti da questo processo devono poi essere smaltite con cura, perché contengono isotopi radioattivi.

Non solo. Per poter essere utilizzato, l’uranio deve essere arricchito dell’isotopo fossile 235U, portandolo dalla percentuale naturale dello 0,7% a quella del 3-4%: per fare questo il materiale è sottoposto a dispendiosi processi energetici (detti di ultracentrifugazione), che producono uranio esafluoruro (UF6).

Ma non è finita. L’UF6 deve essere ritrasformato in barrette di UO2 delle dimensioni di un filtro di sigaretta, a loro volta inserite in barre di zirconio lunghe 3,5 metri e spesse poco più di un centimetro. Una centrale da 1000 MW contiene 50.000 barre di questo tipo, che vanno sostituite e smaltite ogni 3 anni.

Inoltre, il payback time (il tempo con cui l’impianto restituisce l’energia spesa per realizzarlo) si aggirerebbe intorno ai 7 anni in Australia (maggior esportatore di uranio nel mondo), dove però non è mai stata costruita una sola centrale nucleare (chissà perché).

La crisi irreversibile del nucleare non è dovuta però ai no ambientalisti, bensì alla liberalizzazione dei mercati elettrici, che ha frenato gli investimenti privati nel settore: se non c’è lo Stato che garantisce la copertura degli enormi costi dell’intero ciclo industriale (in particolare la costruzione e la dismissione della centrale), nessun privato da trent’anni investe nel nucleare, anche perché il tempo medio standard di costruzione in un paese efficiente come la Germania è 10 anni, cioè lo stesso tempo con cui in Italia si costruisce una scuola elementare. Il nucleare infatti non resiste in regime di libero mercato.

Se anche volessimo ipotizzare una rinascita mondiale del nucleare da qui al 2050 (per scopi civili, ovviamente), dovremmo:

a)      sostituire tutti gli attuali 439 impianti per sopraggiunti limiti d’età;

b)      sostituire il 50% delle centrali a carbone;

c)      coprire del 50% la nuova domanda di elettricità.

Il che, in soldoni, significa costruire 2500 centrali da 1000 MW ciascuna, ossia una a settimana da qui al 2050. Uno scenario irrealistico, se pensiamo che non sapremmo come gestire le tonnellate di scorie radioattive prodotte da queste centrali.

Già le scorie. Ci sono quelle a bassa e media radioattività (le attrezzature impiegate per la lavorazione del combustibile, i terreni contaminati, i pezzi di impianti smantellati e i dispositivi di protezione del personale addetto agli impianti) e quelle ad alta radioattività (combustibile esausto), che vanno tenute per almeno dieci anni in appositi impianti di raffreddamento. Basti pensare che una centrale da 1000 MW produce 30 tonnellate di combustibile esausto ogni anno. Senza contare che non si saprebbe dove stanziarle nel frattempo.

Secondo la IEA (International Energy Agency), il nucleare nel 2030 fornirà il 7% del fabbisogno primario mondiale, una percentuale quasi identica a quella attuale. Tutti questi dati rappresentano una sconfitta per una tecnologia che negli ultimi decenni ha bruciato oltre il 60% dei fondi per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche nei Paesi Avanzati (basti pensare l’Italia, che agli inizi degli anni ’80 l’Italia aveva fatto grandi passi in avanti nel solare, ma poi furono sospesi i finanziamenti non appena il prezzo del petrolio tornò ai livelli precedenti alla crisi).

Di fronte alla crisi energetica e climatica che incombono, non è forse meglio uscire dal tunnel imboccato quel 2 dicembre 1942 e perseguire con più costanza (e con più fondi) la ricerca sulle tecnologie energetiche rinnovabili?

Il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio)

Immaginate voi se si continuasse su questa strada, quali e quanti scenari ad impatto zero potrebbero aprirsi; basta pensare che fino a 20 anni fa se aveste detto a qualcuno che in una scatolina ci sarebbero stati 1 TB di disco fisso, vi avrebbe riso in faccia. Ma oggi è realtà. 

P.S. Ecco qui però una lista di siti web da cui potete trarre informazioni voi direttamente:
www.eia.doe.gov (agenzia statistica ufficiale del governo USA)
www.energy.eu (portale energia UE)
www.wec-italia.org (rapporti e statistiche del World Energy Council)
www.earthtrends.wri.org (World Resources Institute)
www.undp.org (programma di sviluppo ONU)
www.ren21.net (Forum Internazionale delle energie rinnovabili)
www.gen-4.org (forum internazionale sul c.d. nucleare di quarta generazione)
www.eere.energy.gov (Sito sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili a cura del Dipartimento dell’Energia USA)
www.ipcc.ch (Comitato Internazionale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici)
www.terna.it (per consultare dati, statistiche e rapporti sull’elettricità e il gas in Italia)

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

37 commenti

  1. I signori che costruirebbero questa ipotetica centrale nucleare son gli stessi che ridevano e si fregavano le mani la notte del terremoto dell’Aquila, mentre diversi morti e feriti erano sotto le macerie (probabilmente li gli unici assenti erano il cemento e il ferro). Poi dopo noi dovremmo aspettare i tre gradi di giudizio……..meglio di no. Vi dò una notizia che già conoscerete, l’energia elettrica nucleare ce la vende già la Francia sottocosto, perchè ne ha più di quella che riesce a consumare e allora di che ci preoccupiamo?????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1

  2. come dice il proverbio: aiutami lingua se no ti taglio!…gli insulti provengono da teste bacate di poca intelligenza….tanti anni fa abbiamo detto NO AL NUCLEARE e così deve restare…auguro anch’io agli idioti di fare un giro a Fukushima e poi voglio vedere!

  3. Roberta Prioreschi via Facebook

    Io, gli auguro di fare un giro a Fukushima e di restarci …. un pò !!

  4. non si possono pubblicare i nomi dei gioiosi fans atomici?cosi vediamo se a contatto con il mox quanto sono allegri

  5. E’ in discussione una nuova proposta di legge per risolvere il problema delle scorie nucleari. Tutti quelli che sono d’accordo con il nucleare dovranno tenere in casa loro una piccola quantità di scorie delle centrali chiuse 25 anni fa. Io spero che ci sia l’approvazione di tutti i deputati e i senatori. E’ cosa buona e giusta.

  6. Teresa Moretti via Facebook

    bravo SALVATORE!

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