Oltre la stampa dei gossip e i partiti imbelli c'è una crisi latente che avvolge il paese

Crisi di regime

Non è facile intravedere un futuro per la nostra patria nei tempi correnti. La condanna ad almeno altri 3 anni di nulla pare più che certa, peraltro espressa non da toghe rosse o toghe nere, ma dagli stessi partiti politici attualmente in campo e dalla stampa nazionale e dai continui di Giorgio Napolitano. Mentre cambia la geopolitica nel Mediterraneo, l’Italia rimane al palo per discutere del grado di politicizzazione della magistratura, delle carte di Santa Lucia e di sexy bimbe troppo mature per la loro età. Che la crisi di regime sia all’apice è abbastanza evidente agli occhi di qualsiasi osservatore esterno, ma evidentemente è solo latente per l’italiano medio.

Metà del paese è assuefatta dalla stampa nostrana e dai continui toni di gossip che capeggiano su ogni pagina. Non c’è distinzione fra il lettore comunemente di destra e quello di sinistra: il lettore di destra può variare da Libero a il Giornale se vuole farsi quattro risate sugli amori disgraziati di Ilda Bocassini o sulle presunte prove di colpevolezza di Gianfranco Fini, o trovare dettagliati capi di accusa a una magistratura politicizzata e sinistrorsa. Il lettore di sinistra non ha di che lamentarsi, pure lui può sempre trovare in edicola Repubblica, pronta a rivelarci ogni cosa su ogni singola prostituta delle Arcore’s night, rispondendo con i soliti appelli fotografici (canzonati abilmente da Spinoza.it). Se la stampa “piange”, la televisione di certo non “ride”: l’Annozero (dell’approfondimento politico in tv) propone improbabili interviste a madri, ragazzi e amici/amiche delle escort, sulla falsariga di una qualsiasi puntata del Grande Fratello. Anche qui nessuna vicenda politica rilevante oltre il gossip nauseabondo.

Un’altra buona parte del paese è assuefatta dai novelli Masaniello, da improbabili capopopolo che si ergono a padroni della piazza. Da un lato Berlusconi, che prima invita i suoi a scendere in piazza contro la magistratura, poi ritratta inaugurando una nuova linea di condotta per le “uscite pubbliche”, continuando inesorabilmente ad attaccare le toghe. Dall’altro lato le toghe sono però tutelate dall’attività zelante di Michele Santoro, pronto a scendere in piazza per difendere l’operato della magistratura. Se il sistema pare strumentalizzato da forti scontri politici, ci pensa il presidente dell’Anm, Palamara, a rassicurare il bravo Michele, rassicurandolo sul fatto che la magistratura non deve godere del consenso di nessuno.

La crisi è resa ancora più evidente da una chiara mancanza di una seria alternativa: il Partito Democratico non riesce ad insinuarsi con successo in mezzo a tanto clamore, alimentandolo però ancora di più. Lo si è visto ad Annozero giovedì scorso, quando un’imbarazzante Bindi non riusciva andare oltre al fatto che i democrats fossero l’unica alternativa, non degnandosi di specificare in che cosa a noi comuni mortali. Lo si è visto leggendo le note politiche su svariate testate nazionali, dalla Lega che afferma di interloquire con il PD sul federalismo a una raccapricciante proposta di Enrico Letta su un governo di emergenza capeggiato da Maroni.

A nulla sono valsi i moniti di Napolitano per cercare di sanare questo clima irrespirabile e trovare una quadra politica. La risposta della destra pare essere un ritorno a policy giudiziarie, rilanciando il processo breve e il disegno di legge sulle intercettazioni, la risposta dei giornali pare leggermente più positiva, ma non più di tanto. L’opposizione democrats come al solito latita, ma questo è un clima che in Sant’Andrea delle Fratte si respira dal 2008. Sarà rilevante scoprire l’effetto suscitato dalla bocciatura in commissione bicamerale del federalismo, che rischia seriamente di minare più di quanto non lo sia già il governo. Un dato comunque è certo; sembra che in tutto questo sia solo la Lega a guadagnare consensi e ammiccamenti, come già lo era stato tra la fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda, dato che risalta ancor più fedelmente l’evidente crisi di regime.

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Giorgio Pittella

Sono nato a Milano un anno e mezzo prima della caduta del Muro di Berlino, da genitori lucani portandomi nell sangue le diverse percezioni della penisola. Da sempre appassionato di politica, vengo insignito del titolo di "sindacalista" sin dalla quinta elementare e "comunista" sin dalle materne, quando le maestre scrutano preoccupate un mio disegno sui funerali di Berlinguer, con falce e martello ben in vista. Ho coniugato la mia passione con i miei studi, iscrivendomi alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano, e scrivendo per Qds. Da sempre appassionato di giornalismo, specialmente quello d'inchiesta. Vedo calare drasticamente la mia media voti alle scuole medie dopo un articolo nel giornalino di classe in cui accusavo la prof. di religione di valutare secondo simpatie e antipatie, venendo così meno ai buoni principi cristiani. Tra le mie altre collaborazioni, ho scritto di politica per il sito web di una web-radio e ho scritto per un web-giornale universitario. Sono anche molto appassionato di storia, di filosofia, di arte e di musica e sfegatato tifoso juventino

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