I media italiani perpetuano i modelli culturali di Berlusconi, istigandoci all'emulazione.

I media in italia sono mignottocratici

In questi giorni ho letto spesso, come faccio ogni giorno, i vari siti delle testate nazionali. Non speravo di trovare chissà quale drastica inversione di rotta rispetto al leit motiv attuale (le disavventure sessuali del premier Silvio Berlusconi, di Lele Mora ed Emilio Fede) ma speravo non si trascendesse nel ridicolo. Mi sono dovuto ricredere. Due giorni fa su corriere.it, alle ore 10.36,  i primi tre articoli in ordine d’importanza erano tutti rivolti al caso Berlusconi-Ruby. Solo al quarto posto compariva la dichiarazione di Marchionne, sull’estensione dell’accordo Mirafiori agli stabilimenti di Melfi e Cassino. Contemporaneamente repubblica.it pubblicava in homepage un’enorme fotografia sul caso Ruby che prendeva tutto lo schermo del pc, con i vari link agli articoli. Solo facendo un leggero scrolling con il mouse compariva anche qui la dichiarazione di Marchionne.

Il capolavoro mediatico dell’informazione mignottocratica fa capolino verso le 20.23 di sera, quando la testata online di Via Solferino pubblica, sempre nei mille link in primissima pagina dedicati al caso Ruby, un rimando all’apertura serale del Tg4 di Emilio Fede, implicitamente canzonato per aver messo come notizia più importante del giorno i fatti di politica estera, la morte di un militare italiano in Afghanistan, per non aprire sul caso della baby-prostituta marocchina, che lo riguardava.  Anch’io ho sorriso di gusto in un primo momento, fino a quando i sussulti etici hanno preso corpo. Spinto dalla curiosità, sono andato sul sito del New York Times e del Guardian: entrambi i siti riportavano come prima notizia la rivolta in Tunisia.

Ho rifatto lo stesso giochetto questa mattina verso le 3.50, orario neutro, e i risultati non sono poi così diversi. Corriere.it dedica la prima notizia alle toghe politicizzate della procura di Milano, la seconda riporta la comparsata tv di Ruby da Alfonso Signorini, la terza è tutta per l’apertura del Tg4 di Emilio Fede, che ha riportato i faldoni dell’inchiesta. Finalmente in quarta posizione compare un articolo sul federalismo, seguito da un pezzo sull’arresto del banchiere che ha collaborato con Wikileaks e l’intervento di La Russa sull’impegno dei militari italiani in Afghanistan, seguito da ben altri tre pezzi sulla politica internazionale. In confronto, il Guardian è poesia: il primo pezzo è tutto dedicato alla visita del presidente cinese a Washington, seguito da un pezzo su un poliziotto infiltrato in un movimento attivista, che ha sposato una donna conosciuta durante le sue attività di spionaggio, seguito da un pezzo sul nuovo governo tunisino. Il New York Times apre con una notizia riguardo la riforma sanitaria negli Stati Uniti.

Sinceramente non mi aspettavo di trovare illustri trattati di politica, di economia o di società in questo periodo: sarebbe stato sciocco nonché patetico. Però non ho potuto non notare la qualità dell’informazione in questo paese. Non ho potuto non notare la decadenza morale anche dei mezzi d’informazione. In un paese vittima del suo Presidente del Consiglio e dei suoi atti immorali, l’informazione non fa altro che replicare questo disgusto agli occhi del comune cittadino. Non che non se ne debba parlare, si parla pur sempre di reati gravi a carico del Presidente del Consiglio, nonché la condizione di ricattato che è emersa (come lo è stato per Marrazzo d’altronde). Nel frattempo il mondo cambia e l’italiano non lo sa. Nel frattempo il presidente cinese si reca a Washington per uno storico incontro con il presidente a stelle e strisce, nel frattempo nel Maghreb (a pochi chilometri dalle nostre coste) è al centro di rivolte politico-sociali, nel frattempo un altro nostro militare ha perso la vita in Afghanistan.

In Italia funziona così: se c’è qualcosa che rende grottesca una situazione, bisogna aggiungere altro per renderla definitivamente ridicola. E’ questo il caso dei nostri media, che in questi giorni stanno riempiendo gli italiani di gossip e mignotte, dando modelli immorali, istigando i fruitori del servizio all’emulazione. Per una volta sarebbe stato bello andare oltre, relegare le disavventure sessuali del premier come pura cronaca e concentrarsi in ultima istanza ai risvolti politici della vicenda. Sarebbe stato bello approfondire la situazione dei nostri militari all’estero. Invece l’italiano è costretto a stare in balia della camera da letto del Presidente del Consiglio e delle sue vicende, come ormai lo è da 17 anni. Sono convinto che il riscatto politico e culturale di questo paese non debba avvenire con la dipartita di Berlusconi, ma debba compiersi con il risveglio delle coscienze dei più, ma è abbastanza difficile che ciò accada se anche i media ripropongono modelli culturali sbagliati istigandoci all’emulazione. Nel centocinquantesimo compleanno della nazione, non c’è che dire, è un bel biglietto da visita per il futuro…

Giorgio Pittella

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Giorgio Pittella

Sono nato a Milano un anno e mezzo prima della caduta del Muro di Berlino, da genitori lucani portandomi nell sangue le diverse percezioni della penisola. Da sempre appassionato di politica, vengo insignito del titolo di "sindacalista" sin dalla quinta elementare e "comunista" sin dalle materne, quando le maestre scrutano preoccupate un mio disegno sui funerali di Berlinguer, con falce e martello ben in vista. Ho coniugato la mia passione con i miei studi, iscrivendomi alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano, e scrivendo per Qds. Da sempre appassionato di giornalismo, specialmente quello d'inchiesta. Vedo calare drasticamente la mia media voti alle scuole medie dopo un articolo nel giornalino di classe in cui accusavo la prof. di religione di valutare secondo simpatie e antipatie, venendo così meno ai buoni principi cristiani. Tra le mie altre collaborazioni, ho scritto di politica per il sito web di una web-radio e ho scritto per un web-giornale universitario. Sono anche molto appassionato di storia, di filosofia, di arte e di musica e sfegatato tifoso juventino

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