Quelli che non capiscono un tubo

“Chi parla di inseguimenti di Casini contro Vendola e di altri simili arzigogoli politicisti non ha capito un tubo”. Queste sono le parole che Bersani ha rivolto nei confronti di coloro che avendo letto la sua intervista di ieri sul quotidiano “La Repubblica” non hanno mancato di esprimere il loro disappunto ed hanno inondato il web nelle ultime ore con vivaci proteste. Eppure le sue parole nell’intervista concessa a Goffredo De Marchis se lette con attenzione non superficiale lasciavano intravedere due tendenze abbastanza chiare: la prima era quella di un avvicinamento al cosiddetto “terzo polo”, la seconda un allontanamento rispetto allo strumento delle primarie.

Di fronte alla domanda: “Questa piattaforma con chi la discuterete?” il segretario risponde: “Con tutte le forze di opposizione, con le forze sociali. E con il Paese. A gennaio comincerò un tour delle regioni per parlare dei problemi reali. C’è un Italia che vuole cambiare”. Mi pare ovvio che si riferisca a tutte le forze di opposizione,comprendendo pertanto tutti partiti che martedì scorso hanno votato contro la fiducia al governo Berlusconi.

Io ho capito così, però lo ammetto con estrema onestà, di certo ho capito male, probabilmente faccio parte di quella schiera di ignoranti, di quell’immenso gruppo di persone che non capiscono un tubo. Non avevo capito un tubo già un anno fa quando alle primarie per l’elezione del segretario democratico durante il periodo di presentazione delle tre mozioni scelsi di sostenere attivamente l’unica che sarebbe sicuramente stata perdente, ovvero quella di Ignazio Marino. Non a caso lo stesso senatore oggi nel suo sito ufficiale scrive: “Vogliamo inseguire il Terzo Polo, che esce sconfitto dal braccio di ferro con Berlusconi, senza avere chiesto il parere dei nostri sostenitori? Si può discutere di tutto, e ci si può illudere che qualcuno sia d’accordo, ma mi sarebbe piaciuto se Bersani avesse fatto la proposta alle migliaia di militanti in Piazza San Giovanni l’11 dicembre. Se il segretario avesse chiesto: preferite allearvi con Casini, Fini, Lombardo e la Binetti, oppure rafforzare l’identità di un Pd maggioritario,non subalterno e in grado di attrarre e includere anche Vendola, i militanti dell’Idv e la sinistra progressista? Io non ho dubbi che il 99 per cento dei presenti avrebbe optato per questa seconda scelta”

Forse anche Ignazio Marino non ha capito un tubo. Pure Renzi, (errori strategici a parte come la visita ad Arcore), non ha capito un tubo e continua a non capire se si ostina ad auspicare in modo alquanto velleitario un rinnovamento del Pd. Per fortuna in queste ore ci sta pensando Franceschini ad aiutarci a capire, e così con un suo video che sta girando nel web parla di “emergenza democratica”. L’ex segretario sostiene che come i nostri padri e nonni durante la resistenza si unirono contro il fascismo, oggi noi dopo aver provato di tutto, per contrastare un settantaquattrenne che sta da sedici anni in politica per evitare di essere processato e che galleggia grazie a tre voti comprati, abbiamo una sola soluzione: bussare alla porta di ex fascisti come Fini, chiedere l’appoggio di Casini, Rutelli, Binetti e magari pure Montezemolo, ossia formare una sorta di “Unione di centro-centrodestra”.

No, ci dispiace carissimi dirigenti, ma proprio noi non capiamo un tubo…. se è questo il messaggio che volete trasmetterci, proprio non capiamo e più ci sforziamo, meno ci riusciamo.

Già, a volte l’ignoranza è una brutta bestia, ma la cosa peggiore è che questa ignoranza è peculiare in molti giovani che vorrebbero il bene del Partito democratico e che magari non hanno un’etichetta o un pedigree di ex militante dei vecchi partiti. Molti di loro erano anche a Roma una settimana fa. Erano lì a sfidare il freddo, convinti che le loro idee prima o poi riescano a trovare una loro rappresentanza. Le giovani generazioni sono il vero patrimonio del Partito democratico, sarebbe un errore gravissimo non riconoscerlo. Non ve la prendete con chi offre il suo punto di vista magari dissentendo sulle scelte che potrebbero portare ad un fallimento definitivo del progetto democratico, cercate di far tesoro di quelle voci, e prima di dirci che non capiamo un tubo, possibilmente cercate di usare dei ragionamenti, dei modi di agire, delle strategie politiche un po’ più semplici da capire.

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alexbonini

33 anni; laureato in scienze politiche a Pisa, oggi lavora come impiegato, da sempre sostenitore del progetto ulivista e del Partito democratico inteso come superamento dei vecchi schieramenti e non semplicemente come sommatoria degli stessi. Ha appoggiato attivamente Ignazio Marino durante le primarie del 2009.

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